domenica 2 marzo 2014

Il migliore discorso del mondo



di Josè Pepe Mujica

Trascrizione a cura di Martino Pirone

(Un discorso che non sarà dimenticato e che vorremmo sentire da tutti i politici)
Discorso pronunciato a braccio al G20 a – Rio (Brasile) 21 giugno 2012 - alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile – dal mitico Presidente dell’Uruguay, Josè Pepe Mujica.

Autorità presenti di tutte le latitudini e organismi, molte grazie e i nostri ringraziamenti al popolo del Brasile, e alla sua Signora Presidente, e molte grazie alla buona fede che sicuramente hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto ed esprimiamo la intima volontà come governanti di accompagnare tutti gli accordi che questa povera umanità possa sottoscrivere.
Senza dubbio ci permettiamo di farci alcune domande a voce alta: per tutta la sera si è parlato di sviluppo sostenibile, di tirare fuori masse immense dalla povertà. Che cos’è che ci svolazza in testa ? Il modello di sviluppo e di consumo attualmente è quello delle società ricche.
Mi domando: cosa succederebbe a questo pianeta se gli Hindu avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i tedeschi ? Quanto ossigeno ci resterebbe per poter respirare ? Più chiaramente: il mondo oggi ha gli elementi materiali per rendere possibile che 7 – 8 miliardi di persone possono avere lo stesso grado di consumo e di spreco che hanno le più opulenti società occidentali ? Sarà possibile ? O dovremo fare un giorno un altro tipo di discussione ? Perché abbiamo creato una civilizzazione, quella in cui siamo, figlia del mercato, figlia della concorrenza, e che ha prodotto un progresso materiale portentoso ed esplosivo.
Però quello che era economia di mercato ha creato società di mercato ! E ci ha portato a questa globalizzazione, che significa guardare a tutto il pianeta ! STIAMO GOVERNANDO LA GLOBALIZZAZIONE O E’ LA GLOBALIZZAZIONE CHE GOVERNA NOI ?
E’ possibile parlare di solidarietà e “che siamo tutti uniti”, in una economia basata sulla concorrenza spietata ? Fin dove arriva la nostra fratellanza ? Nulla di questo lo dico per negare l’importanza di questo evento. NO! è per il contrario! La sfida che abbiamo davanti è di una portata di carattere colossale e la grande crisi non è ecologica, E’ POLITICA! L’uomo non governa oggi le forze che ha scatenato fino a quando le forze che ha scatenato governano l’uomo e la vita, perché non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali. Veniamo alla vita cercando di essere felici. Perché la vita è corta e ci va via. E nessun bene vale quando la vita, e questo è elementare. Però se la vita mi va a sfuggire, lavorando e lavorando per consumare un “plus”, la società di consumo è il motore! Perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, o si ferma, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia è il fantasma della stagnazione per ognuno di noi.
Però questo iper-consumo, a sua volta, è quello che sta assalendo il pianeta! E deve generare, questo iper-consumo, cose che durano poco, perché si deve vendere tanto! E una lampadina elettrica non può durare più di 1.000 ore accesa. Ma ci sono lampadine che possono durare 100mila, 200mila ore. Perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo avere una civilizzazione di uso smaltimento! E siamo in un circolo vizioso! Questi sono problemi di carattere politico! Non si tratta di regredire all’uomo delle caverne, né di avere un “monumento dell’arretratezza”. E’ CHE NON POSSIAMO INDEFINITIVAMENTE CONTINUARE AD ESSERE GOVERNATI DAL MERCATO, MA CHE DOBBIAMO GOVERNARE IL MERCATO! Per questo dico che il problema è di carattere politico, nel mio umile modo di pensare. Perché i pensatori antichi: Epicuro, Seneca, gli (indios) Aymara definivano “povero non è chi possiede poco, ma veramente povero è chi necessita infinitamente di tanto” e desidera, e desidera e desidera sempre più. Questa è la chiave di carattere culturale. Quindi saluto lo sforzo e gli accordi che si fanno, e lo accompagno come governante. Perché so che alcune cose che sto dicendo “stridono”, però dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua, che la crisi dell’aggressione ambientale non è la causa. La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo costruito. E ciò che dobbiamo rivedere è il nostro modo di vivere ! Perché ?
Appartengo a un piccolo paese, molto ben dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono 3 milioni di abitanti, poco più, 3 milioni e 200mila. Però ci sono 13 milioni di vacche delle
migliori al mondo! E un 8 – 10 milioni di ovini stupendi! Il mio paese è esportatore di cibo, di latticini, di carne. E’ una pianura, quasi il 90% del suo territorio è utilizzabile. I miei compagni lavoratori lottarono per le 8 ore di lavoro e ora stanno ottenendo 6 ore. Però che ottiene 6 ore poi fa due lavori, pertanto lavora più di prima. Perché ? Perché deve pagare un mucchio di rate: il motorino che ha comprato, l’automobile che ha comprato. E paga rate! E paga rate! E quando arriva ad estinguerle è un vecchio reumatico come me, e la vita gli va via! E uno si fa questa domanda: è questo il destino della vita umana ? Queste sono cose molto elementari; lo sviluppo non può essere contro la felicità! Deve essere a favore della felicità umana! dell’amore! della terra! delle relazioni umane! di prendersi cura dei figli! di avere amici! e di avere l’elementare, l’essenziale! Precisamente ! Perché questo è il tesoro più importante che hanno. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: LA FELICITA’ UMANA. Grazie.
(Note da “Il fatto quotidiano” e “LINKIESTA”: il Presidente José Pepe Mujica è un mito. In un mondo in cui la gente si scanna per il potere, per l’accumulo di beni materiali, lui, Presidente dell’Uruguay, si trattiene solo 485 dollari dello stipendio per vivere e destina gli altri 7500 alla beneficenza. Vive di poco, anzi di pochissimo, in una vecchia fattoria senza neppure l’acqua corrente, ma solo l’acqua del pozzo.
Non ha la scorta né un conto in banca, e per il fisco uruguaiano è un “nullatenente”. José Alberto Mujica Cordano è da due anni il presidente dell’Uruguay. Dei 250mila pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, e devolve il resto al Fondo Raúl Sendic, un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere del Paese. Dice: «questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno».)

Nessun commento: